Nel Real Jardin Botanico di Madrid tra le camelie e le rose dei Borbone si rivive la lunga storia della botanica

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Bisogna cominciare dalla sua storia, che risale addirittura al 1755, quando il re Fernando decise che la sua passione per la botanica avrebbe dovuto trovare una casa. La scelta sul luogo che avrebbe dovuto ospitare la collezione del Real Jardín Botánico di Madrid cadde sulla Huerta de Migas Calientes, nei pressi di quella che oggi è la Puerta de Hierro. L’incarico fu assegnato al botanico José Quer y Martinez, che non avrebbe potuto deludere il sovrano: viaggiando nelle province del regno e all’estero, egli, infatti, di lì a poco tempo riunì oltre duemila piante. Però quello spazio non poté bastare ad accogliere alberi e fiori che aumentavano di continuo. Ed ecco dunque che già nel 1774 avvenne il trasferimento, per ordine di Carlo III, in quello che è il luogo ove ancora adesso si può ammirare questo tesoriere con le foglie, in Plaza de Murillo, al lato del Paseo del Prado. Soprattutto il disegno del Giardino fu affidato niente meno che a Francesco Sabatini, in pratica l’uomo che ha cambiato l’architettura di Madrid, progettando anche il Museo del Prado, l’Osservatorio Astronomico. Fu proprio alla fine del XVIII secolo che vennero creati i tre terrazzamenti a gradoni, stabilita la suddivisione delle piante e la loro

Venne formata anche un’equipe scientifica che organizzava frequenti spedizioni nelle Americhe e nell’emisfero bagnato dall’Oceano Pacifico per raccogliere piante in grado di esprimere le caratteristiche floreali di tutti i continenti conosciuti. Le guerre portarono un’inevitabile periodo di decadenza, ma come le piante insegnano, se le radici sono buone e la cura amorevole, essa non durerà troppo a lungo: pertanto nella seconda metà del XIX, il parco reale del Pardo seppe riprendersi sotto la direzione di Mariano de la Paz Graells y de la Aguera. Fortunatamente le depredazioni di superficie a favore dell’installazione di nuovi ministeri, cessarono nel 1942 grazie alla dichiarazione di Giardino Artistico. E’ grazie a questa sua lunga storia, alla resilienza sempre mostrata, che adesso sono migliaia le specie ivi conservate, è stato formato e si può consultare un erbario comprendente un milione di esemplari e usufruire nella biblioteca ricca di un patrimonio sterminato di volumi e disegni.

Passeggiando nei suoi viali, si ha la sensazione di rivivere le stesse sensazioni che provarono i Borbone nel corso delle proprie peregrinazioni botaniche. Nel corso di queste settimane, ad esempio, ecco incontrare la gioia della fioritura di tantissimi esemplari di Camellia japonica sulla terrazza di Los Cuadros: queste piante ornamentali annunciano l’imminente arrivo della primavera. In ogni modo si ha l’impressione di trovarsi tra tanti amici della botanica, in virtù delle statue che raffigurano volti noti tra i collezionisti come quella, di Carlo III alla quale fanno compagnia, lungo il Paseo de Gómez Ortega, gli illustri botanici spagnoli Antonio José Cavanilles y Palop, Mariano Lagasca e Simón Rojas Clemente y Rubio. Magari a noi i loro nomi dicono poco ma per la storia di questo giardino sono stati fondamentali. A loro si deve, infatti, la presenza di azalee e rododendri coloratissimi, le tante magnolie, i narcisi, le svariate qualità di orchidee. Nelle numerose e antiche serre si ha l’opportunità di compiere un viaggio tra piante esotiche provenienti da zone e climi assai differenti: ad esempio all’interno dell’Invernadero Santiago Catroviejo Bolibar ci ritroviamo, appena varcata la soglia, in deserti e poi in aree subtropicali e tropicali.

Sta già montando un’attesa frenetica, intanto, per la celeberrima Rosaleda del Real Jardin Botanico, che nel mese di maggio andrà incontro alla sua apoteosi: già tra pochi giorni, comunque, le rose della stazione Banksiae faranno da apripista, seguite dalle Carolinae. Questa parte del giardino rasenta la perfezione perché le specie selvatiche si lasciano avvicinare un po’ da quelle ibride, i cespugli più antichi accettano l’arrivo di nuovi virgulti, quelle occidentali oramai hanno capito che può solo far bene la promiscuità con la Rosa del Bengala e quella Indica. E sono specie resilienti: durano sino alle prime gelate. La Terraza de los Cuadros è la passerella delle fioriture primaverili più piacevoli da odorare e vedere. Accanto alle rose ecco che spuntano i tulipani, e si odono migliaia di uccelletti dalla livrea variopinta cinguettare tutto il giorno. Non ci si sorprenda, perciò, se c’è qualcuno che non resiste alla tentazione di raccogliere una dalia e appuntarsela al petto. Il Re Ferdinando farebbe finta di nulla, Carlo II si girerebbe dall’altra parte. Loro hanno insegnato che la bellezza della natura è di tutti. I re l’hanno condivisa.

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